18 aprile
2011
scritto da - il 18 aprile 2011


 
“…e se tutta questa storia del bike polo, scomparisse per sempre da un giorno all’altro, come una moda che invecchia? Pensaci, magari tra vent’anni staremo a vergognarcene come quelli che portavano i capelli cotonati e le spalline negli anni 80.” Lo grido a Gio che ancora ha il fiatone per l’ultima partita, finita da non troppo tempo. Sta lì, seduto sull’erba, con le braccia che sanguinano da due grosse ferite appena sotto il gomito. MI guarda, e poi scoppia a ridere con me, iniziamo a ridere come due ubriachi all’ennesima storiella. “Sapessi che beffa. scomparsa questa generazione di polisti, niente più; basta, tutti a casa! Soglie di ingresso troppo alte, nessun nuovo giocatore. Di questi qua, chi si troverà un lavoro serio, chi una famiglia, chi sarà stufo di fratture e sangue. Niente, basta così! Per uno sport che va alle olimpiadi, chissà quanti la selezione naturale ne stermina”.

 
Alpine HBP Tournament
 
Ora, a scriverli qui sembrano discorsi quasi seri; ma sul prato accanto al Rink, a Grenoble, era da morirci dal ridere. Sudati e sporchi, con gli occhi cisposi dal poco sonno; sanguinanti e doloranti, guardavamo questo mondo fatto di gente che s’è ritrovata una sera in un parcheggio, con qualche bastone e una foto vista chissà dove su internet, e che ora è arrivata qui con un sacco di chilometri sulle spalle, croste fresche e qualche soldo in meno. “E se fossero tutti pazzi, questi qui e io con loro, gente che tra qualche ripenserà a questa giornata come noi immaginiamo dev’essere un torneo di lasertag, o cheese rolling.” Pensa alle trasmissioni tipo: “I fantastici anni ’10”, quelle cose da prima serata mediaset, col servizio “ve lo ricordate…il bike polo?!?!”. Chissà chi inviteranno in studio a farsi raccontare di questi tornei.
 
Allora cos’è che ci piace di questo bike polo? Cos’è che ci spinge ad andare e fare, prendere la bici e la mazza, e tuffarci dentro il campo? Perchè essere parte di un branco di ragazzotti su bici ammaccate, che inseguono una pallina con dei bastoni che sembrano scope, non ci fa sentire fessi, ma ci rapisce, in maniera così profonda, così totale? Forse, la magia che c’è dietro non è per tutti; occorre avvicinarsi per sentire l’emozione, per riconoscere il coraggio e la fantasia, la perizia e l’eleganza del gesto, e della mente che c’è dietro. Le cannonate di Hugo, nella seconda delle due finali, raccontano storie fatte di passione e dedizione, disciplina e rabbia. Parlano dell’animo umano, in un modo che ha tutta l’aria di essere antico come gli uomini. Epica, qualcuno direbbe.
 
Tigers
 
“Il bike polo, in fin dei conti, è uno sport di pazienza. C’è da aspettare l’attimo giusto per tutto.” Così mi dice il Capitano Giv (si pronuncia Ghiv), svizzero di Losanna, che coi baffi e i capelli corti ricorda ancora di più uno di quei cavalieri persiani che devono essere stati i suoi antenati. Il torneo inizia sabato sul presto – da queste parti gli orari sono roba seria, tanto che il nostro ospite Jason si premura di farci arrivare precisi e puntuali al campo. In poco tempo si compone tutto il quadro: arrivano le tigri e son subito abbracci. Farà piacere a casa quando racconterò di Mario di Ginevra, campione d’Europa, che si scalda con la maglietta blu dei Carbonari (e il giorno dopo, Will dei Dans Ta Gueule, Puceau con quella dei Malaforca!). La formula è strana: 5 round che si compongono man mano che si vince o si perde una partita.
 
Per primi, troviamo i locali GetYourAssKicked, che mandiamo a casa con 5 gol a zero. Gio corre spietato, io reggo bene la coda e Giv è il fantasista che ci serve. Questa vittoria brillante ci mette di fronte subito una squadra che ha altrettanto ben figurato in round #1, i MoteurFuckers di Ginevra. “Non andare al joust; Laurent è troppo veloce” dice Giv, e piuttosto che puntare la pallina alzo le difese. Quella che mi ricordo poi non so dirvelo preciso, però è facile immaginare come possa sentirmi al fischio finale: 4-3 per noi.
 
Se si va bene, si incotrano le forti, e allora ci toccano gli hooks, pischelli francesi di quelli che chiacchierano molto in campo. Gridano e spingono forte, e sul contropiede sono delle frecce imprendibili. 5-4 per loro, e la prima sconfitta ci riporta un po’ coi piedi per terra. Chissà perchè, dopo di loro ci sono per noi i fortissimi Dans ta Gueule. Puntano al titolo sin dal loro primo match, e si vede. Ci fanno 5 gol, ma esco col sorriso: la nostra unica marcatura porta la mia firma.
 
Satanici
 
Per star su in classifica tocca fare punti: ne abbiamo sei, e l’ultimo round è contro una squadra che ne ha quattro. Sono gli Poneys, e chi c’ha giocato contro sa quanto sia dura fermare i due fratelli Quentin e Clement. Giv ci porta sopra: 1 a zero per noi, ma finisce presto: c’è rabbia nei tiri degli svizzeri. 3-1, e finisce così la nostra prima giornata.
 
Va meglio alle Tigri venete: strappano un pareggio e due belle vittorie, e sono a sette punti, ma si vede già da adesso che il Torneo delle Alpi è roba per Galli ed Elvezi. La cronaca delle partite è quel che è, lo sapete, e non racconta dei dolori di Gio sulle gambe e sulle braccia dopo che s’è battuto anima e corpo. Nel frattempo s’è fatto pure la fama da duro, il nostro torinese, tantochè Quentin fuori dal campo cerca i motivi di quello che interpreta come astio nei suoi confronti. “Cerco la pace” dice in francese Gio, e c’è da credergli. Non c’è mica odio: qualcuno direbbe che è la rappresentazione della battaglia e della caccia, una danza che recita la guerra, per cui quelle sono parti che noi interpretiamo, ma mica è così semplice. Fatto sta che quand’è dentro quel recinto, Gio non molla mica. Il suo primo gol agli Hooks, quello che li manda in bestia e li costringe alla rimonta, sta lì a dimostrarlo.
 
Sarà appunto che se la son segnata, questi francesi qui: il giorno dopo li incontriamo ancora come primo match del winner bracket. 4-2 per loro, dice il finale, e ora perdere è vietato. Polostroika pare abbia la porta stregata: i tiri fortissimi di Giv si infrangono sulle ruote e non entrano, ma quando riusciamo a prendere le misure allora è tutto facile. Due a zero; potevano essere di più ma va bene così.
 
“Tocca essere umili, Gio, umiltà. Questo è il nostro torneo francescano” …e chissà se Satana di cui portiamo le insegne s’è risentito, dato che di sicuro ci mette lo zampino per gli accoppiamenti: MoteurFuckers pronti alla vendetta. Stavolta non ci lasciano scampo, ma mi regalano l’occasione del mio gol più bello. Torneo finito, ma col sorriso: di meglio era difficile, e per essere un team totalmente inedito abbiamo giocato gran belle partite. Delle nostre avversarie, solo due non si sono piazzate nei primi sei posti della classifica. Chiudere senza mai un cinque-zero è già qualcosa.

 
Mario
 
I Moteurs se li ritroveranno i Tigers nei quarti, e saranno fatali anche per loro. Peccato, perchè Cento, Mattia e Tobia ce la mettono tutta e fanno una gran partita. Da qui in poi il torneo me lo godo da spettatore, e allora posso raccontarvi della voglia di spuntarla di Tolosa (Shaft Punk, il nome del team) che caccia fuori dal torneo i quotatissimi parigini MGM e si arrende solo al golden gol con di fronte 2/3 dell’Equipe.
 
Apolocalypse Later è il nome del team che raccoglie Mario e Lukas con Dani al posto di Manu, e che vince il looser bracket affrontando così di DTGP di Hugo, WIll e Pierre.
 
“Quanto reggono gli svizzeri, Giovanni?” Dico. “Secondo me 10 minuti e poi a casa”. Dopo due partite sudatissime, finite entrambe al golden gol, era difficile scommettere su di loro; invece i ginevrini partono alla grande e lasciano di sasso i francesi – e gran parte del pubblico presente. Vincono loro, e c’è la seconda finale da giocare, dato che DTGP non aveva mai perso una partita prima di quella.
 
Ora le parti sembrano ribaltate: gli Apolocalypse spingono sui pedali e sono pericolosissimi sotto porta, i francesi tesi e nervosi. “Guardali: gli uni sulle bici in silenzio, gli altri a prendere a calci le biciclette” mi dice Tobia raccontandomi la scena: DTGP sembra completamente aver perso la bussola, Lukas e compagni tenere saldamente il timone. “Vince chi è più calmo” dico.
 
La partita si chiude prima del tempo: il quinto gol lo segnano i parigini. Il torneo delle Alpi lo vince Dans Ta Gueule, che rimonta e lotta fino alla fine. Stanchi, stanchissimi gli altri: alla fine quei minuti in più nelle semifinali si sono sentiti. Hugo, Will e Pierre non hanno mai gettato la spugna, spingendosi oltre.
 
Il senso del polo è tutto qui: provare a migliorare un po’ se stessi, rincorrendo una pallina, facendosi male, ma lottando fino alla fine. Perchè nelle nostre vite di tutti i giorni, in bilico tra lavori più o meno precari, in mezzo alla crisi, al governo, alla spesa da fare e al bagno da pulire, c’è davvero poco spazio per pensare a sè, e vedere quel che saremo capaci di fare se fossimo davvero al limite. Ecco: è una storia di limiti e di gente che li insegue, il polo in bicicletta. Non dico che sia l’unica storia che parla di questo, anzi, ce ne sono tantissime, e di molto più serie. Però è qualcosa che sta lì, complicato eppure affascinante, che se l’hai provato una volta e sai di cosa parlo, allora non ti lascia più. Altro che lasertag.

Le foto qui sopra sono di Giovanni.

15 Commenti

  1. Gio
    18/04/2011
    18:37

    compagno così mi fai piangere!

  2. 18/04/2011
    18:48

    brividi… applausi…
    grande riporto: cronaca e riflessioni comprese.
    un acuto colpo d’occhio dall’alto delle alpi…

  3. 18/04/2011
    19:14

    beh grandi complimenti, avete disputato un gran bel torneo; risorprendere i vice campioni svizzeri a cui avevate gia’ fatto le scarpe in precedenza, era veramente improbo..chissa’ con un altro sorteggio.. ;)
    .
    sorprendente Tolosa! Remi impazzava sotto le porte avversarie con l’anteriore della sua bianci?
    =)

  4. tobia RC Tiger
    18/04/2011
    19:40

    alimortè matteo!!
    riporto superbo.

  5. Gior
    18/04/2011
    21:09

    …proprio come il lasertag..

  6. Corrado
    19/04/2011
    00:39

    sport si chiama sport.
    bravi rega!

  7. lele
    19/04/2011
    09:44

    ari complimenti matteè.
    E daje co ste polate

  8. 19/04/2011
    09:49

    A Mattè ma chi te li scrive i testi???

  9. Matteo
    19/04/2011
    10:05

    0.jpg

  10. 19/04/2011
    10:08

    5766366-il-tasto-f4-dalla-tastiera-di-un-computer-nero.jpg

  11. Gio
    19/04/2011
    13:59

    Potrei parlare dell’ultimo gollonzo (spettacolare) che ha ringalluzzito Matteo prima della foto di squadra..o del suo supporto silenzioso e paziente durante le partite, dei suoi consigli fuori campo per tenere unita la squadra, ma la cosa che ricordo con piu’ piacere di questi due giorni e dei due precedenti a creazzo è il suo sorriso sempre presente. grazie matte’ è sempre un onore

  12. Tommy Malaforca
    19/04/2011
    16:03

    bravi ragazzi

  13. Roberto
    19/04/2011
    17:01

    A Gio ‘nte ce affeziona troppo a Matteo. :-D

  14. Roberto
    21/04/2011
    10:37

  15. marco
    27/04/2011
    13:37

E mo te tocca risponne...

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Vedi un po' qua...


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