29 dicembre
2009
scritto da - il 29 dicembre 2009

Oh, che vi devo dire: a me l’articolo di je-rome piace. “La bibbia del gentiluomo squattrinato a Roma” s’è messa a fa le ricerche, ha chiesto in giro e ha confezionato na bella cosetta con tanto di intervista al nostro Valerio.
 
Sguscia tra principi di galles e brit-pasolini, l’autore Adriano Monti – Buzzetti, e restituisce una fotografia di sta cosa che non è la solita cagata da settimanale trendy.
 
Peccato solo per il layout del sito che pare veramente realizzato nel settecento.
 
Bouna lettura a casa loro, o a imperitura memoria qua da noi, aprendo l’articolo.
 
 

 
E I CAVALLI STANNO A GUARDARE
 
Alla scoperta del bike polo a Roma
 
di Adriano Monti – Buzzetti
 
Premessa: avete in camera un poster con dedica di Adolfo Cambiaso? Il vostro sogno nel cassetto è segnare all’ultimo chukker guidando “a mazzetta” il sauro Sheitan III, splendido e blasonatissimo purosangue arabo della vostra scuderia? E magari recarvi, madidi ed onusti di gloria, a ricevere la Coronation Cup dalle mani del principe di Galles? Beh, allora lo sport di cui ci accingiamo a parlare non è per voi.
 
Perché se c’è una cosa che del più noto fratello maggiore, il polo convenzionalmente… equino, questa variante urbana e un po’ underground non ha certo in comune è la cornice altolocata. Ad apparentarli restano invece il virtuosismo agonistico, l’estetica centaura di fondo, ed infine un pizzico di spirito irrimediabilmente elitario e controcorrente. Non foss’altro perché i suoi estimatori (quattro gatti, per ora) antepongono all’opzione nazional-popolare del calcetto epiche sfide all’ultimo bastone nelle periferie di città grandi e piccole del Belpaese (Milano, Torino, Modena, Fano, Catania…). Insomma, Pasolini in salsa british. Ci piace? Ci piace. E allora eccoci a parlare del bike polo, ovvero il polo in sella alle biciclette.
 
Si tratta in sostanza dell’adattamento da strada di una variante economica ma sempre “stilosa” (oh, yes) del polo classico, nata sui prati d’Irlanda alla fine dell’Ottocento e presentata come disciplina dimostrativa, alle Olimpiadi di Londra del 1908. Dopo, il buio. O meglio, un oblio quasi secolare, seppure illuminato da piccole oasi di irriducibili in Francia, Inghilterra, India. Col terzo millennio arriva la rivincita: il bike polo torna alla grande, adattandosi ai tempi nelle regole, nei materiali di gioco e nella logistica. Partita dagli Stati Uniti, l’onda lunga del rinato sport inizia a far conquiste in Europa: Parigi, Barcellona, Londra (dove si sono tenuti gli ultimi campionati europei) e non da ultimo nel beneamato Stivale, con plotoncini di estimatori sparsi per l’Italia. Nella Capitale, che di recente ha ospitato ben due tornei nazionali di questo sport, un vero e proprio punto di riferimento è RomaBikePolo, forte di una presenza online che si avvale anche di un frequentato gruppone su Facebook (dove peraltro il nostro trastullo di biciguerrieri ha anche una sua bella pagina nazionale). Però per carità, non chiamatela associazione: “mi fa sentire un po’ bocciofilo! RomaBikePolo è un club clandestino di mazzate sulle dita e scorticamenti sanguinolenti, provare per credere” dice tra il serio e il faceto Valerio D’Andrea, uno dei fondatori del sodalizio. Ed con un pizzico d’orgoglio aggiunge: “Abbiamo iniziato neanche un anno fa: all’inizio non eravamo più di 3 persone, ora siamo già una decina: pochi ma agguerriti…”.
 
Come ti sei avvicinato a questo sport?
 
Mi piace molto stare in bici, mi piacciono gli sport di squadra…frequentando da sempre ambienti di appassionati di ciclismo il resto è venuto naturale. Amo molto anche la fase preparatoria del bike polo, quella in cui “personalizzi” la bici, fai esperimenti.
 
Sintonie col “parente ricco”, il più classico polo a cavallo?
 
Quasi nessuna, a partire dagli ambienti…noi giochiamo sotto la sopraelevata della Tangenziale! Però a pensarci bene un’analogia c’è: anche noi, come il celebre team di Ralph Lauren, abbiamo le nostre maglie di squadra griffate con il logo di un giocatore di polo. Solo che ovviamente il nostro cavalca una bici…
 
Un Bignami delle regole del bike polo, please.
 
Quello che giochiamo noi è l’hardcourt bike polo, la variante più diffusa di questo sport: due squadre di 3 giocatori, vince il team che segna per primo 5 reti. Le porte sono segnalate da coni o altro, distanti la lunghezza di una bici. Le estremità del manubrio vanno imbottite per non farsi male se ci si scontra, cosa che accade abbastanza spesso. Per essere regolare, però, il contatto deve avvenire “tra pari”, come nel rugby: corpo con corpo, bici con bici, mazza con mazza. I giocatori possono appoggiarsi alla mazza per tenersi in equilibrio, ma mai toccare il terreno con i piedi. Se questo succede bisogna compiere una sorta di penitenza, pensata per far perdere al “colpevole” un po’ di tempo: ad esempio si può decidere che debba compiere un giro attorno alla porta (nelle nostre ci si può girare attorno, come nell’hockey), oppure raggiungere una predefinita ” zona franca” fuori dal campo di gioco e tornare indietro.
 
Ci sono arbitri?
 
No, ed è questo il motivo per cui il reciproco fair play è ancora fondamentale in questo sport così giovane: pensa che il regolamento nazionale non dice ancora nulla sui falli…
 
Le vostre bici sono adattate, hanno caratteristiche speciali?
 
Diciamo che è tutto fatto in casa. Molti usano le cosiddette bici fisse: un solo rapporto, il movimento dei pedali solidale con la ruota e nessun freno, per cui per fermarsi bisogna pedalare all’indietro. Io però non la ritengo la bici perfetta in assoluto.Per la mia sono partito da una vecchia bici da strada, il tipo migliore perchè ha il manubrio più alto: ho tolto il cambio lasciando una marcia unica, e ho lasciato solo il freno posteriore. Le nostre sono in sostanze delle bici ibride, perché in questo sport serve un rapporto molto “agile”: ti fermi e riparti, ti fermi e riparti…non conta la velocità in sé, anche perché gli spazi ottimali da utilizzare per una partita di bike polo sono quelli di un campo di pattinaggio a rotelle, quindi non immensi. Conta invece la capacità di ripartire subito. In ogni caso sto ancora “sperimentando”, sono ancora in cerca della mia bici da bike polo ideale. E il fatto che si tratti di un sport giovane e non troppo codificato aiuta: ognuno si sceglie, o si crea, la bici che vuole.
 
E le mazze?
 
Sono artigianali: un bastone o una vecchia bacchetta da sci, con alla base avvitato un tubo aperto di polietilene. A proposito, alla mazza è legata un’altra regola fondamentale del bike polo: si può fare gol solo colpendo la palla con la “testa” della mazza, cioè con l’estremità rotonda. Di piatto, colpendo con il lato lungo, si può solo passare. Se la palla va in rete con un tiro così, il gol è nullo.
 
Eccoci alle dolenti note: come stiamo a costi delle attrezzature?
 
Come ho detto è tutta roba “custom” e riciclata. Le bici sono sempre di seconda mano, recuperate a prezzi modici su eBay o da qualche ciclista. La mia ad esempio l’ho presa a 20 euro e poi ci ho fatto sopra delle modifiche. Non è solo questione di economia, ma di buon senso: nel bike polo ci si urta e si cade parecchio, le bici si ammaccano e si graffiano di continuo: usarne una costosa e sofisticata sarebbe assurdo.
 
Dopo tanti accenni a colpi e cadute, la domanda è quasi d’obbligo: col bike polo ci si può far male?
 
E’ da mettere in conto, entro certi limiti. Per un istante di troppo guardi la palla e non dove vai, ti scontri con una bici ferma…e inevitabilmente cadi. E’ successo durante l’ultimo torneo: mi si è slogato un dito. Indubbiamente è uno sport molto “fisico” per cui guanti, caschetto e ginocchiere sono consigliatissimi.
 
Messaggi per il neofita, o anche il semplice curioso?
 
Noi ci incontriamo il lunedì e il giovedì intorno alle 21.30 al campo di basket di San Lorenzo, nel quartiere omonimo: chiunque, una volta lì, vi saprà dire dove siamo. Se ci venite a trovare in bici, anche solo con una Graziella, state sicuri che una mazza ve la troviamo e buttiamo nella mischia pure voi!
 

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5 Commenti

  1. valerio
    29/12/2009
    12:14

    Ancora grazie ad Adriano per l’articolo, ottimo lavoro!!!

  2. 29/12/2009
    13:10

    Senz’altro il migliore che abbia mai letto sul BP. Complimenti al giornalista Adriano che ha fatto centro (ovviamente anche Valerio ma lui lo fa sempre).
     
    @Matt: Tradurlo e farlo pubblicare in inglese? Non avete testate “amiche” che lo pubblichino (è un servizio)? Siete voi il riferimento italiano del BP. Forza Roma (o devo dire Lazio?).

  3. marco
    29/12/2009
    13:20

    aaaaaahhhhh !!! “L” non lo devi nominare nemmeno!
    :)

  4. sapo
    29/12/2009
    16:10

    bello l’articolo..
    un solo appunto..e non all’autore…:non guardi la strada, guardi la palla e magari ti scontri con un altro fermo e ti sloghi un dito?!?!!?!!?!?!?!?!!?
    quando l’ho letto ha iniziato a prudermi il mento
    ;-)

    http://www.youtube.com/watch?v=nIAWt3VJCNE

  5. 29/12/2009
    16:36

    @Marco: Io non mi intendo di calcio.  So che a Roma c’è la Roma. STOP
     
    P.S.: Scusate il refuso di stampa.

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